Ho provato LightCraft, il clone gratuito di Lightroom scritto dall'AI
In questi giorni me l’hanno segnalato in tanti, tra amici fotografi e appassionati: è uscito un programma gratuito che sembra Lightroom in tutto e per tutto. Stessi pannelli, stessi cursori, stesse scorciatoie. Si chiama LightCraft e la cosa curiosa è che non l’ha scritto una squadra di programmatori, ma un’intelligenza artificiale.
Io con Lightroom Classic ci passo le giornate, tra matrimoni e servizi per ristoranti e aziende. Quindi la domanda me la sono fatta subito: posso smettere di pagare l’abbonamento? Per rispondere l’ho scaricato e ci ho aperto le mie foto. Ti racconto com’è andata.
Cos’è LightCraft, in due parole
È uno dei sette programmi di ArtCraft, un pacchetto che rifà da capo quelli di Adobe: c’è il sosia di Photoshop, quello di Premiere, quello di Illustrator. LightCraft è il sosia di Lightroom, nella versione moderna e non nella Classic.
Quello che c’è da sapere:
- È gratuito e open source: il codice è pubblico.
- Gira su Mac, Windows e Linux, e anche nel browser.
- L’ha scritto un’AI. Lo sviluppatore, Brandon Thomas, dice di aver usato Claude Opus 5.5 di Anthropic per ricostruire tutto da zero, senza toccare il codice di Adobe.
Non è quindi un Lightroom “craccato”: è un programma nuovo che gli somiglia moltissimo. Ed è giovanissimo: la pagina del progetto è stata creata il 30 settembre 2026 e gli stessi autori lo definiscono in fase alfa, cioè ancora prima di una versione di prova.
È vibe coding?
In buona parte sì. Se non hai mai sentito l’espressione: vibe coding vuol dire programmare spiegando all’AI a parole che cosa vuoi, e lasciando che il codice lo scriva lei. ArtCraft è nato così, e infatti molte testate ne hanno parlato come della “suite Adobe rifatta in vibe coding”.
Thomas però ci tiene a precisare una cosa: non è uno che si è improvvisato, programma da una decina d’anni proprio nel linguaggio usato per il progetto. A me sembra la parte più interessante della storia. Non è l’AI che fa tutto da sola, è una persona che sa il fatto suo e con l’AI fa in poche settimane un lavoro che avrebbe richiesto anni.
La mia prova: LightCraft contro Lightroom sui RAW Sony
Ho preso sei scatti fatti a Barcellona con la Sony A7 IV e il Samyang 35mm AF. Li ho importati in tutti e due i programmi e li ho esportati due volte: prima così come si aprono, poi con uno dei miei preset. Non ho scelto il preset più adatto a quelle foto: ne ho preso apposta uno che forza molto le luci, per vedere dove i due programmi iniziano a comportarsi in modo diverso.
Ecco come si presentano con la stessa foto aperta. Prima la mia Lightroom Classic:

E questo è LightCraft, con i miei preset già importati nella colonna di destra:

Le due finestre non sono identiche, e c’è un motivo: io uso Lightroom Classic, mentre LightCraft ricalca l’altra versione di Lightroom, quella più recente. Ho sempre preferito la Classic per una serie di funzioni che l’altra non ha, e che Adobe non sembra intenzionata ad aggiungere. Spero di vederle un giorno proprio su LightCraft: sarebbe un bel motivo per riprovarlo.
Nei confronti qui sotto, a sinistra c’è Lightroom e a destra LightCraft. Trascina la linea per passare dall’uno all’altro.
Senza modifiche: simili, ma un po’ slavate
Appena aperte, le foto si somigliano parecchio: stessa luminosità, stessi colori. Se però le guardi una accanto all’altra, quelle di LightCraft sono leggermente slavate.

Dipende dai neri: Lightroom li porta fino in fondo, LightCraft li lascia più chiari. I colori ci sono tutti, ma con meno contrasto la foto perde profondità.
Devo dire che mi aspettavo di peggio, e la spiegazione sta nei documenti del progetto. La A7 IV è una delle sole quattro fotocamere per cui LightCraft ha già un profilo colore integrato. Quel profilo però non è misurato su una tabella di colori calibrata, come quelli di Adobe: è ricavato dai JPG della fotocamera. Gli sviluppatori lo scrivono chiaramente: il colore è “stimato, non misurato”, e chi scatta in RAW vede un colore vicino a quello di Lightroom, ma non lo stesso. Con un’altra macchina potrebbe andarti diversamente.
Luci e ombre: qui si separano
È agli estremi che si vede la differenza.
- Le luci. Nel cielo chiaro LightCraft brucia prima: nella foto qui sotto la zona bianca, senza più dettaglio, è più estesa che in Lightroom.
- Le ombre. Lightroom arriva al nero pieno, LightCraft si ferma prima e le zone scure restano più chiare.

Anche qui i documenti confermano quello che ho visto: tono e alte luci, scrivono gli sviluppatori, sono per ora regolati a occhio, senza un confronto sistematico con Lightroom.
Su una foto esposta bene te ne accorgi appena. A un matrimonio, con un abito bianco sotto il sole o dentro una chiesa buia, te ne accorgi eccome.
Con il mio preset: stessi cursori, risultato diverso
Il preset si importa senza problemi e i cursori vanno sugli stessi valori. Solo che la foto che esce non è la stessa.

Sulle foto luminose Lightroom mi dà un’immagine più chiara e decisa. LightCraft resta più scuro e tira verso il blu.

Sulla foto scura succede il contrario: in Lightroom i neri restano profondi e il verde è verde, in LightCraft tutto si schiarisce e diventa grigio, quasi velato.
Non è un difetto capitato a me: tra le lacune elencate dagli sviluppatori c’è scritto proprio che le modifiche importate da Lightroom appaiono diverse, perché la forza dei cursori non è la stessa.
Per me è il punto decisivo. I preset sono la base del mio stile: su LightCraft posso portarli, ma dovrei rifarli a occhio, uno per uno.
Com’è lavorarci
La prima cosa che noti è che si apre all’istante. Nessuna attesa: clicchi ed è pronto.
La seconda è meno piacevole. Mentre regoli una foto, l’anteprima sembra avere una risoluzione più bassa: l’immagine è poco definita rispetto a quella che vedi in Lightroom, e giudicare nitidezza e dettaglio diventa difficile. Nel file esportato, invece, questa differenza non si nota.
Le maschere automatiche ci sono, ma non sono precise come in Lightroom: selezionano il cielo o il soggetto in modo più approssimativo, e poi tocca sistemarle a mano.
L’esportazione dura più o meno quanto in Lightroom, ma le opzioni sono ancora pochissime.
Cosa mi è piaciuto
- È davvero uguale a Lightroom. Non devi imparare niente: Luce, Colore, Effetti, Dettaglio e Ottica sono dove te li aspetti.
- Si apre all’istante e pesa poco.
- L’archivio c’è: album, stelle, bandierine, parole chiave, copie virtuali, cronologia.
- Legge i preset di Lightroom, con i limiti che hai visto sopra.
- Le maschere ci sono: pennello, sfumature lineari e radiali, e anche quelle automatiche per cielo e soggetto, anche se meno precise.
Cosa manca ancora
- I profili colore. Adobe ne ha per circa 1.500 fotocamere, LightCraft ne ha quattro integrati. Per le altre stima il colore dal JPG contenuto nel file e, quando non ci riesce, usa una resa neutra.
- Maschere automatiche precise. Ci sono, ma non sono precise come quelle di Lightroom, che con un clic seguono i contorni del soggetto. Del resto, nella pagina del progetto si legge che la selezione di cielo e soggetto usa ancora metodi tradizionali, non l’AI.
- Le funzioni AI vere. Nella tabella pubblicata dagli sviluppatori, la riduzione del rumore con AI e le maschere basate sull’AI risultano ancora in lavorazione; l’ingrandimento con AI non è nemmeno iniziato.
- Il supporto completo dei RAW. Alcuni formati, per esempio certi file Canon e Olympus, non vengono ancora letti: in quel caso vedi solo l’anteprima JPG incorporata nel file.
- I profili degli obiettivi: non ci sono ancora, quindi distorsione e vignettatura si correggono a mano.
- Un’esportazione degna di questo nome.
Non lo nascondono nemmeno loro: nella pagina del progetto stimano di coprire circa il 49% di quello che serve a un fotografo che lavora, e il 64% circa per chi ne fa un uso di base.
A chi conviene LightCraft oggi
- Se fotografi per passione, usi Lightroom per mettere in ordine le foto e fare qualche regolazione, e l’abbonamento ti pesa: provalo, non ti costa niente.
- Se usi Linux, dove Lightroom non esiste.
- Se con la fotografia ci lavori: no. E il motivo, più che le funzioni che mancano, è la fedeltà.
Il vero limite è la fedeltà
A me un programma serve prima di tutto fedele. Fedele al file: le luci e le ombre devono essere quelle che la fotocamera ha registrato. E fedele al mio stile: lo stesso preset deve dare lo stesso risultato oggi, tra un mese e su mille foto di fila.
LightCraft per ora non lo è. Parte vicino a Lightroom, ma appena lavori sulle luci o applichi un preset va per conto suo. Quando devi consegnare un lavoro, o tenere coerenti tutte le foto di un matrimonio, questo conta più di qualsiasi elenco di funzioni.
LightCraft è legale? E da dove si scarica?
Al momento non mi risultano prese di posizione da parte di Adobe. Nella pagina del progetto gli sviluppatori dichiarano di aver riscritto tutto da zero, senza usare codice di Adobe. Resta un progetto che cammina sul filo: non darei per scontato che tra un anno esista ancora così com’è, e non gli affiderei il mio archivio.
Un consiglio pratico: girano già siti non ufficiali che lo propongono. Scaricalo solo da getartcraft.com o dalla pagina del progetto su GitHub.
Le alternative a Lightroom senza abbonamento
Se il problema è l’abbonamento, LightCraft non è l’unica strada:
- RapidRAW, anche lui gratuito e open source.
- Photomator, di Apple, solo per Mac, iPhone e iPad.
- Capture One e DxO PhotoLab, a pagamento, per chi vuole il massimo su colore e riduzione del rumore.
- darktable, gratuito e completo, ma con un’interfaccia tutta da imparare.
Quindi, lo uso?
No, non ancora. LightCraft mi ha colpito: fa impressione vedere che in poche settimane un’AI ha rifatto l’aspetto di un programma che Adobe sviluppa da quasi vent’anni. Ma l’aspetto è la parte facile. La resa delle luci, la precisione delle maschere, la coerenza dei preset sono anni di lavoro, e lì la distanza si vede.
Per chi fa il fotografo e scatta molto, secondo me Lightroom Classic resta imbattibile, soprattutto per le funzioni AI. Maschere che seguono davvero il soggetto, riduzione del rumore, rimozione degli elementi di disturbo: è lì che risparmio ore di lavoro, ed è lì che LightCraft oggi non arriva.
Lo tengo d’occhio, però. Lo riprovo tra qualche mese e aggiorno questo articolo.
Fonti
- LightCraft, pagina ufficiale del progetto: tutti i dati sul programma, letti il 12 ottobre 2026. Il progetto cambia quasi ogni giorno, quindi alcuni potrebbero essere già superati.
- Digital Trends e PetaPixel: dichiarazioni dello sviluppatore sull’uso dell’AI
Scritto da Manuel Rossi, fotografo e videomaker a Latina e Roma:matrimoni, foto per aziende e ristorantie progetti personali.